Fosgenite


Classe Carbonati
Sistema cristallino Tetragonale
Formula chimica

Pb2 [Cl2 ¦ CO3]

Durezza 2,5 - 3
Densità 6-6,3
Sfaldatura Perfetta
Frattura Concoide
Colore Incolore (allocromatica)
Colore della polvere Bianco
Lucentezza Grassa o Subadamantina
Fluorescenza Gialla

 

La fosgenite è un minerale raro e dalla composizione chimica piuttosto insolita: queste caratteristiche, unitamente al fatto che talvolta si presenta in grandi cristalli limpidissimi e perfetti, ne fanno uno dei più ricercati dai collezionisti. Elevatissimo è dunque il suo valore commerciale. Anche il nome, attribuitogli nel 1841, cela una peculiarità: la fosgenite fu infatti chiamata così perché tre degli elementi che la costituiscono - cioè il cloro, il carbonio e l'ossigeno (il quarto è il piombo) - sono gli stessi che, in proporzioni diverse, formano anche il gas fosgene, uno degli aggressivi chimici più micidiali, tristemente noto per essere stato massicciamente impiegato come gas asfissiante durante la prima guerra mondiale. Il nome fosgene ha invece un'origine curiosa: significa infatti 'generato dalla luce', poiché il celebre chimico inglese Davy lo ottenne per la prima volta, nel 1812, mescolando due gas (ossido di carbonio e cloro) e sottoponendoli all'azione della luce solare.
Le caratteristiche
La fosgenite è un clorocarbonato di piombo, in cui quest'ultimo elemento è presente in proporzione assai elevata (circa il 76%). I suoi cristalli appartengono al sistema tetragonale e spesso sono veramente splendidi. Di solito hanno una forma prismatica, con la terminazione piatta per la predominanza del pinacoide basale o, più raramente, appuntita e riccamente sfaccettata a causa della presenza di facce triangolari. Presentano inoltre una caratteristica striatura lungo la direzione di allungamento. Nel caso in cui il pinacoide basale sia particolarmente sviluppato, i cristalli possono avere forme tozze e perfino nettamente tabulari. La fosgenite è un minerale tenero, che si riga con molta facilità, e tuttavia è significativamente pesante, com'è tipico dei minerali di piombo. È facilmente sfaldabile sia secondo le facce del pinacoide basale sia lungo quelle del prisma. Può essere incolore, oppure di un giallo ambrato, talvolta più grigiastro; limpida e trasparente oppure ricoperta da una patina più o meno cospicua di colore biancastro (costituita da cerussite, che è il corrispondente carbonato di piombo). Alcuni campioni di fosgenite, se vengono esposti a luce ultravioletta a radiazione lunga, assumono una bella fluorescenza gialla. Essendo molto tenero, questo minerale va maneggiato con cura per non graffiare le delicate facce dei cristalli; occorre inoltre evitare di lavare con acqua i cristalli limpidi e lucenti, dato che tendono a opacizzarsi.
Origine e giacimenti
La fosgenite si forma come prodotto di alterazione della galena, in quei luoghi nei quali essa è venuta a contatto, in particolari condizioni, con acque salmastre come quella marina. Hanno quest'origine anche i celebri giacimenti della Sardegna: in passato qui, soprattutto a Monteponi, presso Iglesias (Cagliari), nelle cavità della galena argentifera furono rinvenuti cristalli di fosgenite del peso di ben 45 kg. In generale, però, la fosgeni te è un minerale piuttosto raro, presente in poche località. Microcristalli si trovano a Lavrion, in Grecia, nelle cavità di antiche scorie prodotte dalla lavorazione di minerali piombo-argentiferi, e in seguito alterate dall'azione dell'acqua marina. Più recente, ma in giacitura del tutto simile, è il ritrovamento di fosgenite sulla spiagga di Baratti, presso Populonia, in Toscana. Il minerale è stato scoperto anche a Matlock, in Inghilterra; a Tarnowitz, in Polonia; a Tsumeb, in Namibia, e in altre località ancora.
Esemplari notevoli
Uno dei cristalli più appariscenti per perfezione, limpidezza, colore (bruno chiaro) e dimensione (11,5 x 11 cm) è quello proveniente da Monteponi (Sardegna), che appartiene alla collezione di Joaquin Folch Girona, di Barcellona (Spagna). Notevolissimi sono anche altri cristalli, rinvenuti sempre in Sardegna, che facevano parte della collezione Mauro e che ora sono conservati presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.

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