Gesso


Classe Solfati
Sistema cristallino Monoclino
Formula chimica

Ca [SO4] • 2H2O2

Durezza 2
Densità 2,3-2,4
Sfaldatura Perfetta
Frattura Irregolare
Colore Incolore (allocromatico)
Colore della polvere Bianco
Lucentezza Da vitrea a madreperlacea
Fluorescenza Verde

 

Il nome del gesso deriva dal termine greco gypsos, usato anche per indicare la calce e il gesso disidratato. Di solito cristallizza in cristalli limpidi e tabulari, talora allungati (anche fino a 1 m), spesso geminati a 'coda di rondine' o a 'ferro di lancia'. Sono inoltre comuni gli aggregati spalici come la selenite (da una parola greca che significa 'luna', per l'aspetto biancastro e madreperlaceo); gli aggregati fibrosi di cristalli allungati come la serìcolite (così chiamata per la lucentezza sericea) e le masse granulari compatte, talora zonate, di aspetto cereo, come l'alabastro (antico nome impiegato per indicare i vasi egizi per unguenti e per uso funerario, costituiti da calcite concrezionata e chiamati 'alabastra' forse da Alabastron, città del medio Nilo). Molto note, infine, sono le rose del deserto, aggregati di gesso a rosetta, spesso inglobanti granuli di sabbia, di colore giallo-rosato: provengono in genere dal Marocco e dalla Tunisia.
Caratteristiche
II gesso cristallizza nel sistema monoclino, in cristalli generalmente bianchi; può essere però anche grigio, giallastro o bruno, a seconda delle inclusioni o degli elementi presenti. È un minerale tenero (secondo termine della scala di Mohs): si scalfisce perciò facilmente con l'unghia. Ha una perfetta sfaldatura in lamelle e scagliette sottilissime, poco flessibili e non elastiche; la lucentezza è vitrea o sericea, spesso madreperlacea sulle superfici di sfaldatura. Può essere luminescente ai raggi ultravioletti: sottoposto alla loro azione, emette luce di una particolare lunghezza d'onda, generalmente verde. Il gesso è solubile in acido cloridrico e in acqua calda; entrambe le soluzioni (o un po' di polvere del minerale inumidita in acido cloridrico, raccolta sulla punta di un filo di platino e posta sulla fiamma anche di una comune cucina a gas) diventano di un caratteristico colore rosso-aranciato che, tuttavia, non è permanente, ma compare a sprazzi. Dal punto di vista chimico, il gesso è un solfato di calcio idrato, in quanto contiene due molecole di acqua, al contrario dell'anidrite, che è un solfato di calcio anidro, privo cioè di molecole d'acqua. La struttura reticolare è formata da livelli paralleli costituiti da tetraedri al cui centro compare lo zolfo e aventi ai quattro vertici altrettanti atomi di ossigeno, legati tra loro dal calcio; tra un livello e l'altro si trovano le molecole d'acqua. Questa struttura spiega la facile sfaldabilità in lamelle del gesso, poiché, mentre i legami all'interno dei livelli sono forti, le forze che uniscono le molecole d'acqua ai vari livelli sono deboli. Inoltre è chiaro che basta un debole riscaldamento per allontanare l'acqua: infatti una lamella di gesso, persine se riscaldata alla fiamma di un fiammifero, diventa subito torbida e opaca. Tuttavia quando il gesso viene disidratato solo in parte è di nuovo in grado di riassorbire acqua, sciogliendosi parzialmente in essa e, in seguito, ricristallizzando in un fitto intreccio di cristallini aghiformi: darà così origine al fenomeno della 'presa', ben noto fin dall'antichità in campo artistico (per esempio negli stucchi) ed edilizio.
Origine e giacimenti
II gesso è un tipico minerale sedimentario di origine chimica evaporitica: infatti si forma in ambiente evaporitico per precipitazione diretta dalle acque madri. Tuttavia può anche aver origine per idratazione dell'anidrite, per sublimazione (passaggio diretto dallo stato gassoso allo stato solido) da fumarole, oppure in seguito all'azione di acque su solfuri metallici. È spesso associato allo zolfo, soprattutto nella cosiddetta 'formazione gessoso-solfifera', che caratterizza tutto l'arco esterno dell'Appennino, fino alla Sicilia. In Italia sono ben noti i gessi del Pavese, dell'Appannino bolognese e della Sicilia, da dove provengono cristalli giganteschi. Individui altrettanto belli sono stati trovati in Messico, Cile e Stati Uniti. Le rose del deserto sono caratteristiche associazioni che prendono il nome sia dal loro aspetto, sia dal luogo di provenienza; sono originarie, infatti, delle zone desertiche di Marocco e Tunisia, Arizona e New Mexico (Stati Uniti).
Depositi di gesso sfruttati industrialmente, infine, si trovano nel bacino di Parigi (Francia), in Canada, in molte zone degli Stati Uniti e delI'ex-Unione Sovietica; nel nostro Paese, sono stati scoperti a Volterra (Pisa), dove si estrae l'alabastro.
Gli usi
II gesso, macinato finemente e parzialmente disidratato, viene impiegato nell'edilizia per la produzione del gesso da presa, dello stucco e di impasti leganti, nonché come componente del cemento Portland.
Alcune varietà di alabastro sono utilizzate come pietre decorative, ma solo per gli interni, a causa della facilissima alterabilità del gesso che, per la sua bassa durezza, viene inoltre impiegato nella realizzazione di sculture e oggetti ornamentali. Nonostante sia facilmente alterabile dagli agenti atmosferici, è stato usato anche per edilizia esterna: blocchi compatti di gesso, infatti, vennero utilizzati per costruire le basi delle due famose torri di Bologna: la Torre degli Asinelli e la Garisenda.



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