Cloriti


 

Le cloriti formano una famiglia di silicati piuttosto complessi, sia per composizione chimica sia per struttura reticolare. Il nome, derivato dal greco, si riferisce al caratteristico colore verde dei minerali il quale, tuttavia, può cambiare a seconda dei componenti di ciascuno di essi. Nell'aspetto le cloriti sono abbastanza simili alle miche, anch'esse facilmente sfaldabili in lamelle. Le classificazioni proposte per questa famiglia di silicati sono varie e di solito si basano sulla quantità di silicio contenuta nella molecola. La clorite più ricca di tale elemento è la pennino, verde scuro, il cui nome ricorda le Alpi Pennine, mentre quella più povera è la sheridanite, termine che richiama la località di Sheridan, nel Wyoming (Stati Uniti). Una composizione intermedia, infine, ha il dinodoro, nome di origine greca per indicare che questa specie è verde e monoclina.
Le caratteristiche
Le cloriti cristallizzano nel sistema monoclino, con abito pseudoesagonale o pseudotrigonale e una perfetta sfaldatura in lamelle. Sono tenere (2-3 secondo la scala di Mohs), con peso specifico variabile in base alla composizione chimica. Il colore è in genere verde scuro, talora tendente al bruno oppure all'azzurro, con lucentezza madreperlacea; fa eccezione però la kàmmererite, nella quale è presente il cromo e che quindi tende al rosa violaceo. Dal punto di vista chimico le cloriti sono silicati di alluminio, magnesio e ferro, contenenti gruppi ossidrilici (OH). Le possibilità di sostituzione tra gli elementi (vicarianza) risultano piuttosto ampie, dando così luogo a numerose serie isomorfe tra i vari termini.
La struttura, tipica dei fillosilicati, spiega la perfetta sfaldabilità in lamelle delle cloriti: i tetraedri, aventi al centro il silicio e ai vertici quattro atomi di ossigeno, mettono in compartecipazione tra di loro tre atomi di ossigeno, formando così maglie esagonali indefinite. Tra due strati tetraedrici si trovano alluminio, magnesio e ferro, disposti al centro di un ottaedro che ai vertici ha l'ossigeno oppure i gruppi ossidrilici (OH); l'unione dei due strati tetraedrici e di quello ottaedrico interposto prende il nome di 'pacchetto'. Tra un pacchetto e l'altro si trova uno strato brucitico, formato cioè da ottaedri centrati da alluminio e magnesio, aventi ai sei vertici i gruppi ossidrilici (OH). I legami tra pacchetto e strato brucitico sono deboli, mentre quelli all'interno del pacchetto sono forti: ciò spiega la facile sfaldabilità delle cloriti e anche il fatto che vengano chiamate 'fillosilicati a strati misti'. Questa famiglia presenta numerose specie e varietà: una, per esempio, è la leuch-tenbergite, varietà biancastra di clinocloro. Tra le rocce costituite da cloriti, inoltre, ricordiamo la pietra oliare.
Origine e giacimenti
Le cloriti sono minerali abbastanza comuni in tutti i tipi di rocce essendo prodotti di metamorfismo di basso grado di molti silicati ferro-magnesiaci (olivine, granati, pi-rosseni, antiboli ). Soprattutto sono i costituenti principali di alcune rocce metamorfiche quali cloritoscisti e talcosci-sti, che possono costituire particolari vene rocciose note come 'pietra oliare'. Quest'ultima, in Italia, si estrae in Val Malenco e in Val Chiavenna (Sondrio), nonché in Val d'Ossola (Novara). Splendidi cristalli di pennina e clinocloro, in associazioni di lamine pseudoesagonali, si trovano, oltre che in Val Malenco, in Val di Ala (Torino), a Zermatt (Svizzera) e nella Zillertal (Austria). Bellissimi individui di clinocloro provengono anche dagli Urali e dagli Stati Uniti.
Gli usi
Le cloriti hanno un esclusivo interesse scientifico e collezionistico. Soltanto la pietra oliare è stata impiegata per secoli, al posto della terracotta, nella fabbricazione di vasellame (i famosi 'lavezzi') e di altri utensili per la casa, tra cui anche le stufe; attualmente viene utilizzata per creare oggetti ornamentali o piastre per cuocere i cibi alla fiamma.

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