Zolfo


Classe Elementi
Sistema cristallino Rombico o monoclino
Formula chimica

S

Durezza 2
Densità 2-2,1
Sfaldatura Difficile
Frattura Concoide
Colore Giallo, bruno
Colore della polvere Bianco
Lucentezza Da resinosa a grassa
Fluorescenza Assente

 

Lo zolfo è un elemento nativo, non combinato con altri: in natura, cioè, si trova allo stato libero. Il nome del minerale deriva dal termine latino indicante l'elemento stesso. In Italia è piuttosto comune e si presenta di solito in bei cristalli di un caratteristico colore giallo chiaro. Fino ai primi anni di questo secolo il nostro Paese era il maggior produttore mondiale di zolfo, estratto dalle solfare della Sicilia e dell'Appennino spesso con grave pericolo per la vita dei minatori: non erano rare, infatti, le esplosioni dovute ai gas che si concentravano nelle gallerie, gli avvelenamenti causati dai vapori tossici prodotti dallo zolfo, le malattie, soprattutto polmonari, provocate dalle polveri di zolfo e di roccia respirate. Buona parte dell'economia siciliana, basata sull'estrazione di questo minerale, entrò però in crisi quando in Louisiana e nel Texas (Stati Uniti) vennero scoperti immensi giacimenti di zolfo puro più facilmente estraibile; una dopo l'altra le miniere vennero chiuse, con conseguente aumento della disoccupazione, della miseria e dell'emigrazione: al giorno d'oggi sono frequentate solo da cercatori di minerali, alla ricerca dei bellissimi cristalli di zolfo.
Le caratteristiche
Dal punto di vista strutturale lo zolfo è formato da molecole, ognuna costituita da un gruppo di otto atomi disposti ad anello. Cristallizza comunemente nel sistema rombico, ma è nota anche una forma monoclina, molto più rara. Questo minerale, perciò, presenta il tipico fenomeno del polimorfismo: lo zolfo rombico è stabile fino a 95 °C; poi, fino a 119 °C, assume la forma monoclina; al di sopra di questa temperatura fonde. Lo zolfo rombico si presenta in bei cristalli con abito bipiramidale e in aggregati granulari, mentre lo zolfo monoclino si trova, in genere, in incrostazioni. Il colore caratteristico per il minerale puro è giallo citrino, ma può arrivare a essere quasi nero per impurezze di bitume; aumentando la quantità di queste ultime, la lucentezza passa da resinosa a grassa. Lo zolfo è leggero, fragile, con sfaldatura difficile e durezza molto bassa (circa 2, secondo la scala di Mohs); è un cattivo conduttore di calore, tanto che basta quello di una mano per provocare fratture interne nei cristalli. Si carica di elettricità per sfregamento, fonde a bassa temperatura e brucia all'aria, emettendo vapori tossici di anidride solforosa.
Origine e giacimenti
Lo zolfo è un minerale caratteristico di depositi sedimentari di tipo evaporitico, associato spesso a giacimenti petroliferi. A lungo la sua origine è rimasta incerta; attualmente si pensa che derivi dalla dissociazione dei solfati, soprattutto del gesso, a opera di batteri particolari, detti 'tiobatteri'. Lo stadio intermedio di questa dissociazione dovrebbe dare acido solfidrico, che verrebbe poi ossidato a zolfo. Depositi di questo tipo si trovano in Texas e Louisiana (Stati Uniti), alla sommità di depositi evaporitici ('duomi salini') sepolti sotto strati argillosi impermeabili. Essendo i depositi di zolfo praticamente puri, il minerale viene estratto mediante perforazioni con tubi concentrici in cui circola acqua bollente; questa fonde lo zolfo, che viene fatto risalire liquido in superficie (metodo Frasch). Depositi notevoli di zolfo sono comuni anche nella formazione gessoso-solfifera dell'arco estemo dell'Appennino, soprattutto in Romagna, Marche, Calabria e Sicilia. Qui il minerale si trova in depositi alternati a strati di calcari argillosi, per cui l'estrazione, ora abbandonata, risultava molto più complessa. Lo zolfo, estratto a mano dalle gallerie delle miniere, era trasportato all'esterno e qui in parte bruciato, per produrre il calore occorrente alla sua fusione. Veniva poi colato in grosse forme e fatto raffreddare (metodo dei calcaroni). Oltre a essere macchinoso, questo processo prevedeva dunque una parziale perdita del minerale estratto, bruciato per produrre il calore necessario alla fusione. La forma monoclina ha invece origine dalla sublimazione da acido solfidrico in ambiente vulcanico (solfatare). In Italia lo zolfo mono-clino è stato scoperto ai Campi Flegrei (Napoli) e sull'Isola di Vulcano (Messina). Giacimenti di importanza industriale si trovano in Indonesia e in Giappone. Nel nostro Paese i più bei cristalli di zolfo rombico provengono dalla Romagna, dove sono spesso associati a sostanze bituminose, dalle Marche (Perticara) e dalla Sicilia (Agrigento e Caltanissetta), spesso associati a celestina e aragonite.
Gli usi
L'estrazione dello zolfo non riveste più una grande importanza, in quanto quello attualmente in commercio deriva in buona parte dall'industria petrolifera: è infatti ottenuto come sottoprodotto della desolforazione degli idrocarburi. Industrialmente lo zolfo è la materia prima per la produzione dell'acido solforico; viene utilizzato per la vulcanizzazione della gomma, nella fabbricazione di anticrittogamici, di polveri disinfettanti e di fertilizzanti. In genere si estrae lo zolfo di solfara; solamente in Giappone e nella Repubblica Indonesiana viene utilizzato quello di solfatara.
Esemplari notevoli
II cristallo di zolfo più grande proviene da Perticara (Urbino) e si trova al Museo Civico di Storia Naturale di Milano; ha dimensioni di 22x16x11 cm e pesa circa 5 kg. Un altro esemplare notevole di Perticara, conservato presso l'Istituto di Mineralogia dell'Università di Milano, è lungo 18 cm. A Cianciana, in Sicilia, è stato scoperto un campione delle dimensioni di 14x13x8 cm, custodito all'American Museum of Naturai History di New York (Stati Uniti).

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