Peridoto (olivina)


Classe Silicati
Sistema cristallino Rombico
Formula chimica

(Mg,Fe)2- [SiO4]

Durezza 6,5-7
Densità 3,27-4,2
Sfaldatura Assente
Frattura Concoide
Colore Verde-giallo
Colore della polvere Bianco
Lucentezza Da vitrea a grassa
Fluorescenza Assente

 

Il nome del peridoto - spesso usato come sinonimo di 'olivina di qualità gemmifera' - è di derivazione piuttosto incerta, ma si ritiene che abbia un'origine araba e significhi 'gemma'. Prima di Alessandro Magno questo materiale non era molto noto. In Mesopotamia compare nei reperti risalenti al II e al III secolo d.C, soprattutto sotto forma di grossi pendenti lucidati, spesso associato ad altri minerali di aspetto simile. Anche nelle civiltà greca e romana è poco comune, pur essendo impiegato per intagli e cammei di dimensioni e pregio notevoli. Proveniva dall'isola di Zebirget (o San Giovanni) nel Mar Rosso, dove tuttora esistono tracce di lavori minerari sviluppati in epoche diverse, e in Europa fu diffuso dai Crociati, che ve lo portarono come bottino di guerra. Anticamente si riteneva che il peridoto proteggesse dalle truffe, garantendo lucidità e ingegno negli affari e, quindi, anche ricchezza e gloria. In araldica simboleggia nobiltà, grandezza e fede negli ideali; in astrologia è la pietra dei nati sotto il segno del Leone.
Le caratteristiche
II peridoto, un silicato di ferro e magnesio appartenente al sistema rombico, è un termine della serie isomorfa delle olivine, costituite da miscele di forsterite (silicato di magnesio) e di fayalite (silicato di ferro). Tra di esse le più adatte all'uso gemmologico hanno una composizione forsteritica, cioè contengono il 10-15% di ferro e l'85-9096 di magnesio. Nella serie delle olivine, quindi, il peridoto si può considerare anche una 'forsterite ferrifera'. È un minerale piuttosto raro in cristalli isolati; questi, comunque, hanno un colore verde-giallo, mostrano un abito prismatico con facce striate e sono dotati di buona trasparenza. Più spesso, invece, il silicato si presenta sotto forma di aggregati granulari tondeggianti, di dimensioni anche notevoli, entro rocce di tipo basaltico. La lucentezza del peridoto è vitrea e talvolta grassa. L'assenza di sfaldatura e la durezza non troppo elevata (da 6,5 a 7 secondo la scala di Mohs) ne consentono un taglio e una politura abbastanza agevoli; d'altro canto, il minerale si altera facilmente, coprendosi di patine brune o rossastre di ossidi di ferro. È poi caratterizzato da tipiche inclusioni, riconoscibili al microscopio, costituite da granuletti scuri di cromite (ossido di cromo e ferro) circondati da piccole fratture.
Origine e giacimenti
Le olivine sono i principali componenti delle peridotiti, rocce di colore verde scuro e povere di silice, che si rinvengono in masse notevoli in diverse località del mondo e costituiscono gran parte del mantello terrestre. Il peridoto, in particolare, si trova in noduli o in cristalli isolati nei basalti, rocce vulcaniche scure assai diffuse che formano vaste aree dei fondali oceanici. I giacimenti più famosi, insieme alla già citata isola di Zebirget nel Mar Rosso (E-gitto), sono quelli della Birmania, nel distretto gemmifero di Mogok, da dove attualmente proviene il materiale di più elevata qualità, e quelli della Boemia, a Kozàkov, miniera che è stata per molti anni (fino alla riscoperta dei giacimenti egiziani, avvenuta all'inizio di questo secolo) l'unica fonte mondiale di peridoto. I grezzi estratti a Kozàkov di solito hanno un colore chiaro e brillante e un'elevata trasparenza, ma sono di piccole dimensioni, non superando di norma i 7-8 et, contro gli oltre cento delle pietre birmane ed egiziane. Anche il Brasile produce peridoti di elevata qualità a Bom Sucesso, Teófilo Otoni e Conceicào do Serro (Minas Gerais). Altri giacimenti si trovano nel continente australiano, in Queensland e Nuova Caledonia; in Norvegia; nell'Eifel (Germania); a Emali (Kenya); nell'Isola di Ross (Antartide); in Arizona e nelle Hawaii (Stati Uniti); a Chihuahua (Messico) e a Lanzarote (Canarie). Negli ultimi quattro depositi, granuli e ciottoli di peridoto sono i componenti principali di sabbie e ghiaie nate dalla disgregazione delle originarie rocce basaltiche. In Italia il peridoto si rinviene presso Bosa (Nuoro), nel Vicentino e in Val Malenco (Sondrio). Questo minerale, infine, è un costituente comune di aeroliti e pallasiti (due tipi di meteoriti) ed è stato ritrovato anche nelle rocce lunari. In Siberia una grossa meteorite, scoperta nel 1776 dallo studioso tedesco Pallas, fu persino utilizzata come fonte di materiale da taglio.
Il taglio
Per il peridoto vengono impiegati molti tipi di taglio; in genere, però, si prediligono le forme ovali, o comunque arrotondate, con molte faccette. Talvolta si usa il taglio a brillante. Questa gemma, tuttavia, è poco adatta a essere montata sugli anelli, in quanto si rovina facilmente con l'uso.
Gemme simili
Molti sono i minerali che per il loro aspetto possono essere confusi con il peridoto. Tra di essi vanno sicuramente citati il granato verde demantoide (varietà di andradite), la verdelite, il crisoberillo, la prehnite, lo zircone, la sinhalite, l'epidoto, la fluorite, la moldavite. Agli occhi di un inesperto, comunque, persine il comune vetro di bottiglia, una volta tagliato, può essere scambiato per la varietà gemmifera dell'olivina.
Gemme celebri
Non mancano esemplari pregiati di peridoto risalenti al periodo alessandrino e all'antichità romana: citiamo innanzitutto l'intaglio raffigurante Menade, la regina dei Tolomei, conservato all'Ashmolean Museum di Oxford (Gran Bretagna), e un cammeo romano che si trova presso i Musei Capitolini di Roma.
Due pietre davvero eccezionali per la bella colorazione e per il loro peso (ben 319 e 289 ct), originarie della Birmania, sono custodite alla Smithsonian Institution di Washington (Stati Uniti). Un'altra bella gemma, di 192 ct, fa invece parte del famoso tesoro degli zar: proveniva dall'isola di Zebirget. Al Topkapi di Istanbul si possono ammirare i 954 peridoti - di origine incerta -che impreziosiscono il trono di Bayran, molti dei quali tagliati a cabochon. Dalla Birmania, infine, provengono un esemplare di 136 ct, conservato al Geological Museum di Londra, e due gemme di 108 e 87 ct, custodite al Royal Ontario Museum di Toronto (Canada).

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