Argento


Classe Elementi nativi
Sistema cristallino Cubico
Formula chimica

Ag

Durezza 2,5-3
Densità 9,6-12
Sfaldatura Assente
Frattura Irregolare
Colore Bianco-grigio
Colore della polvere Grigio metallico
Lucentezza Metallica
Fluorescenza Assente

 

Conosciuto fin dalla più remota antichità e da sempre considerato un metallo prezioso, l'argento è citato già nella Bibbia. Nella Genesi si legge infatti che Abramo acquista a Ebron per 400 pezzi d'argento il terreno per la sepoltura della moglie Sara. Il nome deriva dal latino argentum, a sua volta derivato dal greco argòs che significa 'chiaro', 'brillante'. Gli alchimisti del medioevo lo chiamavano luna, mentre con il nome di elettro, già utilizzato da Plinio nella sua Naturalis Historia, si distingue anche attualmente una lega, naturale o artificiale, di argento contenente oro. L'amalgama è invece un termine generico che indica composti naturali rari dell'argento con il mercurio. In lega con rame e talvolta con oro, l'argento trova utilizzo in gioielleria, nella produzione di vasellame prezioso e di monete. Molti sali di argento sono sensibili alla luce e perciò vengono impiegati nelle pellicole fotografiche.
Le caratteristiche
Di aspetto tipicamente metallico, bianco e lucente, l'argento si offusca all'aria, in presenza di anche piccole quantità di ozono e di idrogeno solforato, formando una sottile patina bruno-nerastra di ossido e solfuro. Tenero ma molto pesante (un centimetro cubo pesa circa 10,5 grammi), duttile e malleabile (si riduce con facilità in fili e fogli sottilissimi), è il metallo che meglio conduce il calore e l'elettricità.
L'argento ha anche un altissimo potere riflettente: una superficie ben levigata di argento rimanda oltre il 90 per cento della luce che riceve. Per questa ragione le lastre d'argento venivano usate dagli antichi come specchi. L'argento si trova molto raramente in cristalli cubici od ottaedrici, di solito piccoli e deformati e talvolta raggnippati in eleganti forme dendritiche. L'aspetto più comune del minerale, dove i cristalli non sono riconoscibili, è tuttavia quello di lamine, nastri e filamenti tipicamente arricciati e contorti. Si trova anche in masse di dimensioni variabili, da piccole pepite a grossi blocchi; questi ultimi, scoperti soprattutto in passato, potevano pesare anche alcuni quintali.
Origine e giacimenti
L'argento nativo (costituito dall'omonimo elemento chimico) si trova abbastanza spesso, anche se in piccole quantità, in alcuni giacimenti di solfuri primari (argentite, solfosali vari, galena argentifera), da dove deriva per processi di riduzione che hanno allontanato i restanti elementi ai quali era chimicamente legato. È spesso associato a rame e a oro nativi. L'argento può anche avere un'origine primaria e in tal caso si accompagna a ossidi di uranio e a minerali di nichel e cobalto in prevalente ganga di calcite. I giacimenti europei più celebri sono quelli, ora esauriti, di Kongsberg, in Norvegia (dove l'argento era 'coltivato' fino alla profondità di 900 metri), della Sassonia e della Boemia. Ma le più note miniere del mondo sono quelle messicane, che hanno fornito, fin dai tempi dei conquistadores spagnoli, enormi quantità di metallo. Buoni esemplari per uso collezionistico provengono tuttora da Messico, Perù, Stati Uniti e Canada. In Italia pregevolissimi campioni di argento nativo sono stati rinvenuti tra la seconda metà dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento in varie miniere del Sarrabus, nella Sardegna sud-orientale. Sottilissime laminette sono state rinvenute anche nella ex miniera di rame di Libiola, in Liguria, mentre piccole ma graziose forme filamentose si possono trovare ancora oggi a Boarezzo, in Valganna (Varese).

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