Oro


Classe Elementi nativi
Sistema cristallino Cubico
Formula chimica

Au

Durezza 2,5-3
Densità 15,5-19,3
Sfaldatura Assente
Frattura Uncinata
Colore Da giallo oro a giallo ottone
Colore della polvere Giallo
Lucentezza Metallica
Fluorescenza Assente

 

Prende il nome dal latino aurum, di probabile origine indoeuropea. Fu forse il primo minerale a essere conosciuto dall'uomo. Fin dall'antichità più remota venne infatti impiegato per la fabbricazione di monili e di altri oggetti. Dai primi del Settecento agli inizi della prima guerra mondiale il nobile metallo fu alla base del gola standard, il sistema monetario che prevedeva la piena convertibilità delle banconote in oro, poi sostituito dal gold exchange standard, il sistema internazionale di cambio aureo secondo cui la moneta nazionale era convertibile in una moneta estera a sua volta convertibile in oro. Ancor oggi l'oro è un importante punto di riferimento nel sistema monetario, sia per il conio delle monete sia perché costituisce le riserve auree attraverso cui le banche centrali dei vari Stati garantiscono la circolazione delle banconote.
Le caratteristiche
L'oro è tenero, pesantissimo (pesa il doppio dell'argento) ed è il metallo più duttile e malleabile: da un grammo si possono ottenere ben 2000 metri quadrati di fogli sottili un decimillesimo di millimetro. Buon conduttore di calore e di elettricità, è insolubile negli acidi, tranne che in acqua regia, una miscela di acido nitrico e cloridrico concentrati. I suoi cristalli sono sempre molto rari e piccoli, di forma cubica, ottaedrica o rombododecaedrica talvolta insolitamente allungata. Normalmente però si presenta sotto forma di lamine, masse irregolari compatte o spugnose e aggregati granulari. Allo stato nativo non è quasi mai puro, ma forma leghe con altri metalli: l'argento, il rame, il mercurio e i più rari palladio e rodio. Il titolo dell'oro, cioè la sua purezza, veniva tradizionalmente misurato in carati, ma oggi è espresso in millesimi. Il comune oro da gioielleria è sempre una lega con argento o rame, il titolo deve essere almeno 750/1000 (la lega cioè deve contenere almeno il 75% d'oro). L'oro veramente puro è contenuto nelle riserve auree delle banche centrali.
Orìgine e giacimenti
L'oro si trova sia in giacimenti primari costituiti da filoni idrotermali quarzosi di alta temperatura (dove è però difficilmente visibile a occhio nudo), accompagnato prevalentemente da pirite e arsenopirite, sia, soprattutto, in giacimenti secondari, dove si forma per disgregazione dei giacimenti primari o alterazione di minerali auriferi. In questa giacitura l'oro solitamente si accumula sotto forma di polvere, pagliuzze e masserelle arrotondate o irregolari (pepite). L'oro è presente anche nell'acqua del mare, nella proporzione di 0,1-2 milligrammi ogni 1000 litri. Ogni continente possiede giacimenti d'oro più o meno estesi, ma i più celebri rimangono, per l'impressionante 'corsa' all'oro conseguente alla loro scoperta, quelli della California (scoperti nel 1848), dell'Australia (1851), dove vennero rinvenute singole pepite del peso di alcune decine di chili, e del Klondike, al confine tra Canada e Alaska (fine Ottocento).
I Romani, almeno al tempo di Plinio (I sec. d.C.), ricavavano annualmente circa 6500 chili d'oro dalla sola penisola iberica. Attualmente i maggiori quantitativi provengono dalle miniere del Sudafrica, dove l'oro è generalmente disperso in conglomerati quarzosi. L'oro nativo in Italia è presente in piccolissime quantità sia in giacimenti primari che secondari. Tra i primi ricordiamo quelli di Pestare-na, in Valle Anzasca (Novara), di Brusson, in Valle d'Aosta, e della zona di Ovada (Alessandria). Tra i secondi, le sabbie dei fiumi Sesia, Elvo e Ticino.
Gli usi
Oltre agli impieghi in gioielleria e nel sistema monetario, l'oro è utilizzato nell'industria, in medicina sotto forma di sali e in odontotecnica.
Come riconoscerlo
L'oro si distingue dalla pirite e dalla calcopirite, che hanno colore simile, perché, essendo molto malleabile, si schiaccia e si piega con facilità e non si frantuma pestandolo.
Si distingue dalle pagliuzze di mica che si trovano comunemente nelle sabbie e hanno riflessi dorati perché queste si sfaldano con facilità e sono leggerissime.

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